Focaccia, Mon Amour


Di focacce potrei vivere. Si possono fare classiche, o con una verdurina che poi si crocca in cottura, ci sono quelle dolci, quelle asciutte e quelle morbidose. Sono ottime con i salumi e con i formaggi, ma anche una liscia-liscia con qualche fettina di pomodoro... insomma, quando mi prende la voglia di focaccia mi devo sfogare.
Questa che presento è un po' un mix, come sempre accade nella mia cucina, dove la padrona -io- è a volte refrattaria alle cose "fatte-per-filo-e-per-segno" come dice il manuale. Si, sono così, finisco per metterci del mio perché mi stufa continuare a leggere le istruzioni della ricetta.
Certo che si, al tempo che fu lo feci anch'io, da brava bambina e poi anche più avanti, ma ora che l'esperienza ha riempito bene il suo contenitore, io ci attingo a piene mani ;) sennò a cosa serve?

Focaccia al mirto, con limone e Fleu de Sel



500 gr. farina Manitoba Molino Chiavazza
300 gr. acqua tiepida
1 cucchiaio miele
1 cucchiaino sale fino
40 gr. strutto
20 gr. lievito di birra *
1/2 limone -succo-
50 gr. olio buono
2 rametti mirto (o anche rosmarino)
Fleur se Sel (o anche sale grosso macinato al momento)

*Inizio con l'asterisco che sta sul lievito. Come già ho spiegato qui, ho trovato un mio modo per crearmi del lievito di derivazione naturale, senza diventare pazza a "star dietro" alla pasta madre. Quando faccio del pane tengo da parte un pugnetto di impasto (circa 70 gr.), prelevato nel momento in cui rimaneggio tra la prima e la seconda lievitazione. Lo tengo in frigo, in un barattolo di vetro chiuso. Nonostante la temperatura, si alveola molto bene e lo tengo così non più di 6 giorni. Quando, come l'altro ieri, mi prende la voglia di panificare, lo tolgo dal barattolo e lo metto in una scodellina, con 100 gr. acqua tiepida. Lo lascio riposare anche un'oretta, poi inizio ad impastare. Aggiungo la restante parte di acqua tiepida, il miele e 1/2 panetto di lievito di birra fresco. Setaccio la farina, il sale e infine metto lo strutto. Impasto bene il tutto, formando una pallottola che metto a riposare in ciotola coperta, in forno tiepido, magari con la luce accesa che mantiene un certo tepore, anche per una notte intera, o una giornata. Riprendo l'impasto e lo lavoro sgonfiandolo bene, tolgo il pezzetto di impasto che fermenterà per il mio prossimo pane, poi lo stendo su una teglia del forno, schiacciando con le dita per la caratteristica forma con le buchette e poi rimetto al tiepido per una mezzora.



Preparo poi il forno a 200° con una ciotola d'acqua  posta sul fondo, ad inumidirne la cavità in cottura. Prima di infornare, preparo un'emulsione con l'olio ed il succo di limone, la distribuisco sulla superficie, poi metto il Fleu de sel , che è molto interessante perché di grana grossa ma non troppo, le foglioline di mirto (che ho finalmente trovato all'Esselunga), poi inforno. Ho cotto circa 20 min. a 200° statico.
Si conserva bene in scatola di latta, dove rimane morbida anche per due o tre giorni. Ammesso che resista alle scorribande del mio roditore notturno ;) Una nota sul Mirto: ha un sapore molto aromatico e ricordando molto quello del rosmarino, ne sto facendo un uso in sostituzione di quello, per ora, fino a che non lo "capirò" bene e allora potrò interpretare a mio piacimento.
Per questa focaccia col limone è Lei, Stefania di Cool e Chic Style confidential, che mi ha ispirata, il suo lavoro sul blog mi piace molto e l'apprezzo. Grazie!

Con questa ricetta partecipo al contest del Molino Chiavazza, Mani in pasta, Ricette salate e Farina Manitoba


Gnocchi alla romana: c'è sempre da imparare!


Il fatto che che siamo in questo mondo per imparare non è un segreto per nessuno: è la nostra vita che ce lo fa capire in tanti modi. Un buon sistema di affrontare le cose che il nostro cammino ci propone è certamente l'accettazione, che non è il restare lì a farsi vivere addosso passivamente tutte le situazioni che non ci piacciono o che ci provocano dolore o sofferenza, ma è quell'atteggiameto costruttivo che in sé porta il seme anche della combattività, della Forza del Guerriero, una Forza che a volte risiede nel saper resistere, altre volte nel farsi avanti, altre ancora nel tirarsi indietro, ma molto spesso nell'aggirare l'ostacolo.

Una piccola filosofia per spiegare con quale stato d'animo mi sono accostata all'MTC di questo mese, gli gnocchi di semolino alla romana. Va detto che, forse, li ho assaggiati una sola volta in vita mia e prontamente li ho cancellati dal mio spazio mentale, ricordando in essi il sapore delle pappe che ho dato ai miei bambini.
Avendo già saltato, in senso metaforico, eh! il Danubio di Tery per via del non aver mai trovato lo strutto, questo mese non potevo certo sedermi. Faccio dunque appello allo spirito del Guerriero, quello che mi appartiene da quando ho memoria: accetto la sfida, osservo il nemico, lo studio almeno un po' e infine passo all'Azione: stavolta lo aggiro.
Aggirare, per me, in cucina significa evitare la versione classica, troppo bianca per i miei gusti e invece interpretare usando qualcosa in base alle mie preferenze.
A piatto fatto, cotto e mangiato, devo confessarla tutta: la mia idea iniziale è cambiata di poco, nonstante l'interpetazione, il sentore della pappa non l'ho aggirato. Marcello però ha gradito assai e il resto della teglia l'ho portato mamma e papà, che ne hanno fatto una FESTA!
Infine i ritagli sono appallottolati e pronti per entrare nel mio circuito di riciclo creativo.
Ma la cosa più bella, della quale devo proprio ringraziare Stefania l'Arabafelice, Alessandra e Daniela, è che facendoli mi hanno ricordato la polenta, che per anni ho snobbato ma che, invece, ho scoperto essere nel mio DNA, che io lo voglia o no; e ovviamente il pensiero di adottare una procedura come quella di questi gnocchi, associandola al mais ed ai miei sapori -penso ai formaggi degli alpeggi, al burro buono, ai funghi, ai frutti di bosco...- apre alla mia mente idee cucinose da non starci più nella pelle. GRAZIE!!

Gnocchi "quasi" alla Romana


Per gli gnocchi
1 lt. latte
250 gr. semolino
100 gr. parmigiano grattugiato
20 gr. burro
sale, noce moscata

Per il procedimento mettiamo un bel link al post di Stefania, che ha spiegato benissimo il "come fare".

Per il condimento
1/2 litro di latte
50 gr. farina
30 gr. burro
sale, noce moscata
100 gr. asparagi
150 gr. pancetta affumicata a cubetti
parmigiano a piacere

Preparare una bechamel con gli ingredienti classici e, a parte, pulire gli asparagi, privarli della parte fibrosa e tagliarli a rondelle medio-sottili, tenendo da parte alcune punte intere per la decorazione. Cuocerli al vapore per 7/8 min. e passarli al minipimer riducendoli a crema. Quando la bechamel è pronta, amalgamarvi la crema di asparagi e condire gli gnocchi già precedentemente disposti nella teglia. Completare con del parmigiano, infornarli a gratinare per il tempo necessario a colorirli, a 180° statico, posizione superiore. La pancetta a cubetti ho preferito passarla in pentola a parte, perché mi piace molto croccante, e l'ho disposta solo al momento di impiattare.
Questo piatto è per l'MT Challenge di Aprile, in collaborazione con Stefania del  blog L'Arabafelice


Insalate... regine dell'estate!


Difficile riuscire a dire come sono arrivata a mettere insieme questi ingredienti, forse un'annotazione per un'altra idea, dove volevo usare del pesce, che non era disponibile al supermercato la sera di sabato e poi anche, tanto per cambiare, dal fatto che nell'appunto mio pensavo al farro e... pensa un po', lunedì mattino, giorno designato per questa insalata del pic-nic di Pasquetta, scopro che L'HO FINITO! Ma no, che novità!
Però avevo del grano saraceno, preso durante l'inverno per farci non ricordo cosa, mi pare una zuppa, anzi si, una zuppa da un post di Stefania del blog Cardamono&Co.
Ma si, perché no?
Non ultimo, poiché anche i colori hanno una certa importanza, sia perché in ciascuno si trovano principi nutrizionali differenti, sia anche per estetica, ho improvvisato qualcosa anche in base al colore.
Ultimo, ma non meno importante, finalmente all'Esselunga del mio paesello ho trovato il Mirto, del quale conoscevo solo la versione liquorosa (magnifica) e non lo avevo mai avuto tra le mani in versione rametto.
Ha un aroma squisito: subito mi ha ricordato qualcosa del rosmarino, quindi mi è tornata in mente la storia del barbecue di carne col mirto, che quando lo lessi mi meravigliò tanto.
Ed ecco il risultato dei miei "pellegrinaggi" mentali per comporre questa Insalata. Il piatto della foto lo ha mangiato Marcello, in religioso silenzio, gustanto i vari sapori che via-via si potevano sentire ed alla fine, sempre in silenzio ha alzato le sopracciglia: e di tanto ci possiamo fidare, davvero.

 Insalata con tacchino e grano saraceno

dosi  per circa 4 piatti unici abbondanti
Insalata valeriana - 300 gr.
200 gr. grano saraceno
2 petti tacchino
qualche pomodorino ramato
100 gr. piselli -io surgelati-
qualche rondella di porro
(nella foto mi è sfuggito, ma nel piatto c'era!)
rametti di mirto (o rosmarino)
Limone, olio sale e pepe a piacere

Lessare il grano saraceno in acqua bollente salata, per 12-13 min. non di più: deve essere al dente. Scolare e passare sotto acqua fredda, disporlo ben allargato su un piatto ampio perché si asciughi almeno un po'.
In una pentola antiaderente, con un filo d'olio buono e foglioline di un rametto di mirto, arrostire a fuoco alto il tacchino, salandolo in cottura.
Lasciarlo raffreddare in pentola, dove rilascerà ancora un po' del suo intingolo, poi tagliarlo a listerelle.
Il fondo della pentola va deglassato con del succo di limone: raccoglietelo in una ciotolina (eliminando il mirto cotto) perché il suo gusto è prezioso per condire il tutto. Infine saltare in padella anche i piselli con un filo d'olio solo pochi minuti, per mantenerli al dente e verdissimi.
Ora si procede ad accorpare il tutto, inclusi pomodorini tagliati a spicchi, in una grande ciotola, muovendo delicatamente anche con le mani che sono ottime per lo scopo -in pieno stile Jamie Oliver-.
Solo al momento di gustarla, regolare di sale, pepe, olio (io anche qualche goccia di riduzione di balsamico) e fondo di cottura con foglioline di mirto crudo... Spettacolo!

Con questo piatto partecipo alla Raccolta di Insalate di Eleonora del Blog Burro e Miele

Cake al porro e peperone




Finalmente un cake salato, dopo tanti giorni ecco che l'ispirazione notturna mi prende per mano e mi conduce da Gio, in quel post dove parla della sua mamma e le dedica un bel cake con gli asparagi.
Allorché mi accorgo che ormai i miei asparagi sono passati (accipicchio a tutto quel che c'è sempre da fare oltre cucinare!) e purtroppo devo ripiegare su altro ingrediente proprio all'ultimo minuto -tanto per cambiare- . Avevo del porro, del cipollotto fresco e dei peperoni rossi, da tagliare a strisce e disporre per il verso lungo della teglia: per il resto tutto uguale nelle dosi: buonissima, ebbravo Gio!
Purtroppo anche le foto sono "notturne", accontentiamoci per ora, dato che è cambiato qualcosa nei miei giri lavorativi e di giorno non riesco a combinare molto..

Cake al porro e peperone

200 gr di farina 00
200 gr di ricotta fresca
1 peperone rosso
1 cipollotto fresco
1/2 porro
3 uova
2 cucchiai di pecorino dolce
100 ml di olio extrav.
100 ml di latte
1 presa sale generosa
1 bustina  lievito per torte salate


In una ciotola battere le uova, unire la ricotta e mescolare bene. Aggiungere la farina, il formaggio grattugiato, l’olio ed infine il latte amalgamando bene tutti gli ingredienti.
Regolare di sale ed aggiungere il lievito. Per ultimo aggiungere porro e cipollotto tagliati a rondelle finissime.
Versare nella pirofila scelta un primo strato di impasto, uno strato di peperoni tagliati a listerelle, altro impasto, altro strato di peperoni ed infine chiudere con quel che resta.
Spruzzare la superficie con una manciata di parmigiano.
Mettere in forno ventilato a 160° e cuocere per circa 35 minuti. Controllare con lo stecchino, dato che l'impasto è molto umido.
Io l'ho servito tiepido con una cremina di robiola e ricotta e un filo d'olio, ci sta bene perché si accompagna alla morbidezza della fetta e ne fa un piatto completo.

Cheese Bavarese e... grazie!


Voglia di fare una cheese cake leggera, usando le fragole di stagione, ma senza utilizzare la panna o il mascarpone.
Ovviamente INVENTO e già a questa parola, potete ridere: cosa mai si potrà inventare ancora, in cucina, che non sia già stato tentato. Nulla, ovviamente, però qualcosina di personale si può sempre mescolare.
Quindi in questi bicchieri, e relativa cheese  "versione fredda", la base è un savoiardo fatto in casa. La ricetta viene dalle mani di Ada Boni, custodita dal Talismano della felicità: si ottengono dei savoiardi piuttosto vicini al croccante; invece avrei preferito la versione morbida, ma pazienza.
Ho fatto un disco delle dimensioni della tortiera e altri dischi per i bicchieri scelti allo scopo di presentare il dolce. Si possono anche acquistare, intendiamoci eh! Magari si spezzettano per farli entrare nel bicchiere, ma non si rinunci ad un dolce così fresco perché non vogliono fare i savoiardi in casa.
Per la crema bianca invece, solo robiola e yogurt bianco-dolce.
La finitura è stata ottenuta cuocendo delle fragole + una manciata di mirtilli.
Il risultato è una via di mezzo tra la cheese-cake fresca -per via della base- ma la consistenza ed il gusto sono molto più vicine a una bavarese.


Cheese Bavarese
verrines o torta classica


Base di savoriardo
5 uova intere
120 gr, zucchero
50 gr. farina + 75 gr. maizena
1/2 bicchiere liquore, da diluire in acqua e zucchero

Battere lo zucchero ed i "torli" fino a consistenza spumosa, aggiungere le farine setacciate e, in ultimo, delicatamente, gli albumi montati a neve fermissima. Formare i biscotti su una placca con carta forno; io l'ho fatto a occhio, ma volendo potete usare una sa-a-poche con bocchetta larga e liscia. Cuocere una mezz'ora in forno ventilato a 140 °.

Cheese crema
200 gr. robiola
500 gr. yogurt biancodolce
130 gr. zucchero fine
14 gr. di gelatina
(3 fogli da 5 gr scarsi)

Amalgamate bene gli ingredienti in una ciotola, rendendo la crema liscia e vellutata. Nel frattempo ammollate i fogli di gelatina in acqua, strizzateli e scioglieteli a fuoco leggerissimo in succo di limone. Lasciate raffreddare e poi incorporate alla crema.

Finitura Top
200 gr. fragole + mirtilli
100 gr. zucchero fine
5 gr. di gelatina (1 foglio)
gocce di limone

Cuocere la frutta a pezzettoni con lo zucchero fino al punto in cui lo zucchero fa le bolle. Togliere dal fuoco, passare al minipimer aggiungere qc goccia di limone e scioglierci la gelatina precedentemente ammollata in acqua. Poi lasciar raffreddare. Questa operazione può essere fatta dopo aver composto la torta con la base + la crema bianca, che ha bisogno di riposare in frigo per un paio d'ore. Infatti aggiungere la gelatina e poi attendere le due ore rispetto al momento in cui si comporrà il dolce, significa rischiare che inizi a solidificarsi!



Comporre la torta in uno stampo con anello apribile rivestito di carta forno + un foglio di carta forno anche sul fondo.
Porvi il disco di pasta savoriarda e bagnarlo con poco liquore a piacere, tipo rhum (io una diluizione di limoncello in acqua e zucchero).
Riempire con la crema bianca e porre in frigo un paio d'ore. Infine rifinire con il topping di frutta e decorare a piacere; io ho usato della panna fresca montata e zuccherata poco.
Oppure in alternativa comporre la monoporzione, nel bicchiere, procedendo con le stesse identiche modalità della torta: due biscotti, la crema ed il topping.

Un bicchierino, idealmente lo offro a Barbara del blog Spelucchino, per il regalo che mi ha inviato a seguito della vincita del suo contest "Mi dai la ricetta" nella sezione "la storia della ricetta"



Un meraviglioso Moleskine, quadernetto a copertina nera della storica serie, allestito in questo caso espressamente per noi amanti della cucina: ci sono pagine e pagine di spazio dove comporre il menù e prendere i relativi appunti di cottura e tanto altro, la taschina per contenere i "pizzini" ritagliati qui e là e perfino gli stickers per segnalarsi le ricette facili o elaborate! Un regalo utile e di grande gusto.
Bravissima Barbara, un abbraccio forte ed un grazie!

Farfalle, pesto e... tanta nostalgia




Si, perché gli anni passano, velocissimi, portandosi via tanti ricordi, momenti dei quali non hai fotografie ma che, con un profumo, un gesto, un suono, tornano a rivivere nella mente, riportando per quell'attimo tutto il "file" del loro contesto.
Pomeriggi assolatissimi, in compagnia di amici, conosciuti in facoltà, alle prese con la preparazione del fatidico esame di Analisi 1: uno scoglio, una sorta di prova iniziatica.
Se non si passava il quiz, dieci domande con voto anche a detrarre
(ogni errore = - 1/2 punto), fuori fino al prossimo appello.
Il ricordo porta inevitabilmente con sé tutto il suo file: un luglio caldissimo nel monolocale di Paolo, in centro a Bergamo Alta, tra il lavatoio e la funicolare; la signora del locale attiguo, che canta le sue arie di Verdi e Chopin senza accompagnamento con una voce pura, regalata all'aria ed alle nostre teste piene di integrali, limiti e logaritmi... e un improvviso languore che, verso l'ora della cena, ci fa dire: "...una pasta?"
La nostra fantasia ventenne non arrivava mai oltre quegli ingredienti che si possono trovare dentro un qualsiasi stipetto di una qualsiasi cucina italiana: acciughe, capperi, aglio, origano, olio buono, a volte del peperoncino, a volte il pomodoro.
Anche allora avevo le mie velleità in cucina, ma un pesto con questi ingredienti non lo avevo mai preparato.
Però non è mai troppo tardi, lo presento ora, con l'unica digressione per il peperone al posto del pomodoro.
Se lo avessi fatto allora, con una pasta così si sarebbe potuto imbonire anche il docente di Analisi..!
Con struggente nostalgia e tanto affetto dedico questo post e questa ricetta, agli amici e compagni di cordata: Paolo, Daniele, Vincenzo, Chiara, Stefana, Andrea, un pezzetto del cuore di quei nostri meravigliosi vent'anni


Farfalle Garofalo al pesto di Peperoni
per 4 persone


320 gr. Farfalle Garofalo
1 bel peperone rosso
1 bicchierino aceto bianco
1 cucchiaio colmo capperi (io in salamoia, ma anche sottosale)
7/8 acciughe sottolio
Peperoncino piccante
Sale e pepe a piacere

Mettere l'acqua sul fuoco e, mentre viene a bollore, mettere a bollire in un pentolino accanto, una parte di aceto e due di acqua a bollire. Qui aggiungo che, se la dispensa offre del vino bianco secco, il trio acqua, aceto, vino è il massimo.


Pulire il peperone e tagliarlo grossolanamente, metterlo a bollire nell'acqua e aceto per circa 5 o 6 min. Scolarlo e passarlo sotto acqua fredda per un attimo, unire i capperi e le acciughe nel mixer e frullare tutto insieme, aggiungendo olio poco alla volta, per ottenere una consistenza giusta per un pesto.
Per condire la pasta, ideale è una pentola saltapasta dove il pesto venga leggermente riscaldato, prima di buttare le farfalle e "vestirle" di rosso.

Questo pesto si mantiene parecchi giorni in frigo, coperto da olio, oppure in vasetto chiuso ed è fantastico anche per delle bruschette o dei crackerini finger, o per arrotolarci delle olive in una lingua di melanzana o di zucchina... insomma la fantasia non ha freni, a chiunque lo provi crea dipendenza immediata.

Con questo post partecipo al contest del blog Il pomodoRosso con la Pasta Garofalo, degli studenti con 5 ingredienti, che ringrazio per avermi fatto ritornare col cuore a quei preziosi momenti


Parmigiana inusuale


Quando pensavo a fare questo menù, ho fatto una spesa di ortaggi in viola, con tali e tante cose che c'è voluta una settimana per smaltirle tutte.
Tra le altre, queste melanzane viola, varietà mai provata prima. Non ho riscontrato particolari differenze nel gusto, ma mi è piaciuto molto il fatto che in cottura siano rimaste con una pasta più compatta e bianca rispetto alle classiche,
Per come io la vedo, la melanzana trova il miglior modo di esprimersi nella vicinanza col peperone. Sarà che piatti di verdura come la Ratatouille mi piacciono tanto, sarà che le melanzane semplicemente fatte ad esempio alla piastra, per quanto magari anche saporite non mi dicon più di tanto, fatto sta che ho pensato di cucinarle in versione Parmigiana, con un paio di varianti, éccerto che qualche variante la metto, sennò come si può esprimere la propria Essenza solo ripetendo pedissequamente una ricetta?
E quando dico che in cucina non si inventa più nulla (vero Fausta? ;), penso che sia proprio così... tant'è che lo stesso giorno che ho fatto questo piatto, lo stavo per inserire in un post quando ecco che arrivo qui da lei, lo trovo già bello-che-fatto.
Quindi ho atteso un po' prima di pubblicare la mia versione.  Comunque, bravissima Letiziando!




Parmigiana di melanzane Viola e salsa di peperoni
2 grosse melanzane viola
1 peperone rosso
2 pomodori tipo cuore di bue
2 mozzarelle
1 manciata parmigiano
sale e pepe qb.
un po' di pesto (io di rucola e noci)

Affettare le melanzane a circa 6/7 mm di spessore, salate e fate degli strati interponendo della carta assorbente; porle in frigo con sopra un piatto pesante per alcune ore: faranno un'acqua leggeremente colora di marrone e restereranno più chiare e dolci in cottura. Dopo almeno una mezzagiornata, pulire le fette da eccessi di sale e pennellarle con poco olio, passarle in pentola antiraderente, cuocendole un paio di minuti per lato, senza romperle.
Per la salsa, tagliare il peperone a sei o sette falde e porle in pentola antiaderente con la parte esterna a contatto del fondo della pentola. Chiudere con coperchio per alcuni minuti senza toccarle né girarle, fino a che la pelle a contatto col metallo, faccia bollicine. A questo punto sono pronte, toglietele e potrete rimuovere la pellicina del peperone, per molti indigesta.
Io poi ho tagliato a tocchetti le falde, frullato tutto al minipimer ottenendo una salsa cremosissima, da condire con un filo d'olio e sistemare di sale e pepe.
Affettare i pomodori a rondelle e infine comporre il piatto a strati: melanzana, pomodoro, mozzarella, uno spruzzo di parmigiano e qualche puntina  di pesto qui e là. Io li ho pensati in torrette monoporzione, un classico, da gratinare in forno per un quanto d'ora circa.
Servire su uno specchio di salsa con i peperoni tiepida.

Un piatto d'altri tempi.. come quando ero piccola

Si sa che la moda cambia, che cambiano i gusti e che per ogni cosa che abbiamo conosciuto, si piò dire con un'esattezza che a volte stupisce, in quale anno "si usava così"... gli occhiali a specchio, primi anni 80, i pantaloni a zampa d'elefante, metà anni 70, le cucine laccate bianco lucido e nero lucido, inizio anni 90, i piumini-bomber arancioni con scarponcino scamosciato color cammello, inizio anni 80... 
Vitello tonnato ed insalata russa, metà anni 70, come quando ero piccola. Ai matrimoni dellem ie zie più giovani, ricordo benissimo d'averli mangiati per la prima volta..
Per anni la mia mamma preparava il vitello tonnato e comprava l'insalata russa in occasione delle poche cene o pranzi domenical in cui decideva d'invitare qualcuno.
Quando ripenso a queste preparazioni, che per noi persone semplici erano vere prelibatezze, un po' mi viene nostalgia: oggi siamo pieni di elettrodomestici mirabolanti e in meno di un'ora si possono preparare cose per le quali 30 anni fa ci voleva una mattinata.
E quale ricetta migliore, per partecipare al Contest della dolcissima Tiziana, del blog Pecorella di Marzapane!

Insalata russa e vitello tonnato
(un piatto d'altri tempi)

Insalata russa
Carote, patate, carote in uguale quantità
250 gr. circa maionese 
(200 gr. olio, 1 uovo, 20 cc. aceto o limone)

Lessare al vapore le verdure tagliate a dadolini di uguale dimensione, reggolare di sale ed immergerle, quando sono fredde, nella maionese, facendola aderire bene.

Vitello con salsa tonnata
800 gr. magatello
(ma a volte ho usato anche lonza di maiale)
1 carota, 1 sedano, 1 cipolla
sale e pepe
per la salsa
250 gr. maionese
200 gr. tonno sott'olio
2 cucchianini capperi in salamoia
2 cetrioli sott'aceto
4 acciughe sott'olio
1 cucchiaino senape

Lessare il magatello in acqua non salata e con le verdure. Quando è freddo, tagliarlo a fettine sottili, presentarlo su in piatto ed accostare la salsa tonnata, preparata a parte frullando con il minipimer tutti gli ingredienti per la salsa, eventualmente diluendo con pochissimo brodo se la consistenza fosse troppo cremosa.
Non posso esimermi dall'inserire il commento dei miei bambini: religioso silenzio, piatto PULITO (evviva, proprio come quando ero piccola io!)
Con questo piatto partecipo al contest di Tiziana, del blog Pecorella di marzapane, per i favolosi anni 80

Kreatività e Versatilità

 
Molti dubbi prima di decidere di pubblicare questo post, non tanto per la ricetta, ma... per la fossetta nel centro della torta!
La cosa è nata, OVVIAMENTE, per caso, ovvero: nel mio solito giro notturno tra le ricette del giorno, di alcni giorni fa, trovo questa, di Dana del blog Tè e briciole.
Manco a dirlo, al fatidico momento-ingredienti, vi pare che abbia tutto? No!
L'altra volta, che dovevo fare una torta lievitata, non avevo il lievito e pazienza, ho ripiegato su una frolla. Stavolta che punto su una frolla, manca il burro.
Ora, a mia parziale discolpa va detto che mi tocca di lavorare anche al sabato, che il mio unico giorno libero, oltre la domenica, è il lunedì pomeriggio e la spesa me la devo organizzare nelle pause oppure prima di rincasare dal lavoro, circondata da due figli -diciamo pure due bulldozer- che scorrazzano su e giù per i corridoi del supermercato alla ricerca di bàkugan, pokémon, applicazioni per Nintendo DS e, magari, confezioni di vari prodotti fuori lista spesa di cui a volte mi accorgo solo in cassa. In tutto 'sto bailamme che riescono a fare -e sono solo in due- io, che ho una  lista-della-spesa solo una volta su cinque, mi devo ricordare di tutto quel che manca in frigo, quel che serve in casa e quel che servirà per il piatto da pubblicare. E delle lamette da barba per mio marito. A raccontarla, il pensiero di wonderwoman mi fa quasi tenerezza.
Tornando alla tortina, manca il burro ma non demordo, sono creativa per lavoro, vediamo di esserlo anche a casa no?
Mi torna in testa quella ricetta di finta-sfoglia che si prepara con il philadelphia... perché non dovrebbe funzionare anche per la frolla? In un lampo decido di inventare questo impasto, pena il rischio di buttare la torta a cottura ultimata.
Facendo questo impasto, qualcosa mi dice che cuocendo rischia di rimanere stopposo, quindi aggiungo un cucchiaino raso di lievito, che nelle folle non metto mai. Infine tiro col mattarello, rivesto una teglia per torte tenendo il bordo alto circa un dito e procedo.
In cottura il lievito "lievita" e la torta si alza, i bordi si appiattiscono e si arriva alla fine con questo aspetto, una sorta di fossetta nel centro. Poco convinta, qualche fotina la faccio, poi si vedrà.
All'assaggio, la tortina SPARISCE in un batter d'occhio -fossetta o non fossetta- ed è così che decido di postarla!


Torta Meringa Mandorlata

per la base
280 gr. farina
100 gr. robiola
120 gr. zucchero
2 tuorli
1/2 cucchiaino lievito (io 1 raso)

per la copertura
1/2 vasetto marmellata Lamponi
2 albumi
3 cucchiai colmi zucchero
gocce limone
una manciata mandorle pelate

Impastare nel mixer gli ingredienti per la base, raccoglierli in una palla e lasciare riposare una mezzora in frigo, poi tirare l'impasto in misura del diametro della teglia scelta.
Preparare la teglia (meglio se apribile) imburrata ed infarinata bene, porre sul fondo l'impasto, distribuire la marmellata, stemperata con pochissima acqua se necessario.
Infine montare bene gli albumi, aggiungendo lo zucchero poco a poco e solo da quando già si ha una certa compattezza.
Distribuire la glassa sopra la marmellata e decorare con mandorle pelate e tagliate a lamelle.
Porre in forno caldo a 160° ventilato e cuocere fino a quando la meringa sia croccante, serviranno circa 40 min. dipende dal forno.
Con questo post ricambio i premi ricevuti nei giorni scorsi:

Premio Kreativ Blogger  ricevuto da Carla, del blog Un'arbanella i basilico
per il quale dovrei dire 10 cose che mi descrivono, ma mi sono già descritta ben di più nei miei post!!

Premio The Versatile Blogger, ricevuto da La mai del blog Il colore della curcuma
e da Meandfrankieavalon del blog Non mi cibo d'amore

Questi premi, bisogna dirlo, mi descrivono anche bene: sul "Kreativ", non ho dubbi, date le volte che mi arrangio anche senza qualche ingrediente
per il Versatile, lo spero tanto :)
Grazie di cuore, care ragazze, per avermi pensato in questo passaparola.
Io pubblico questi premi e lascio che chi passa, volendo farne dono o pensiero gentile a qualche altro amico-blogger, prenda ed inoltri il mandato ;)

UN BACIONE a TUTTE VOI !

Crumble di zucchine marinate allo zenzero



Da quando viaggio per la blog-sfera ho trovato pubblicate alcune cose che mi hanno davvero meravigliato, non solo perché non le avevo mai fatte ma nemmeno mai saputo che esistessero!
Il crumble in versione salata è una di queste.
Poiché niente è quello che sembra, quel che pare essere una bella brisé, seguendo le ricette trovate in rete, mancando dello zucchero della versione dolce, è venuto comunque un impasto sabbioso.
Cercando di evitare quella sensazione di "strozzagola", ho inserito della robiola nell'impasto, non riuscendo però ad eliminarla del tutto.
Forse la scelta del ripieno poteva volgere al meglio l'insieme, se si combinano ingredienti umidi e/o cremosi. Io ho usato due cose che mi piacciono moltissimo: le zucchine e lo zenzero fresco: volevo una cosa un po' primaverile.
Infine, ho pensato di servirlo accompagnato da una crema a base di formaggi: ho scaldapo poco latte e vi ho sciolto del Philadelphia con del buon parmigiano grattugiato, Con questo accorgimento, anche quella sensazione di secchezza è sparita e tutto l'insieme è risultato molto piacevole.




Crumble di zucchine allo zenzero
per la brisé
280 gr. farina 00
120 gr. burro salato
50 gr. robiola
2 zucchine medie
1 cipollotto fresco
1 limone
1 pollice di zenzero fresco
80 gr. parmigiano 

 
per la salsa
100 ml. latte
50 gr. parmigiano
100 gr. philadelphia

Con la mandolina, affettare le zucchine ed il cipollotto, inclusa un poco della parte verde. Marinare una mezz'ora con del succo di limone, lo zenzero tritato finemente e pooco sale.
Imburrare ed infarinare lo stampo scelto, disporre sul fondo le zucchine insieme alla loro marinata,
cospargere gli strati col parmigiano, un filo d'olio ed infine coprire con le briciolone che si ottengno impastando col mixer gli ingredienti per la brisé, Terminare con uno strato di parmigiano sulla superficie.
Cuocere in forno per circa 30 minuti a 180° statico.
Va servito caldo, accompagnato con la salsa al formaggio, che si prepara scaldando il latte e stemperandovi prima il formaggio cremoso e poi il parmigiano. Regolare di sale a piacere.
Con questo piatto partecipo al contest delle spezie di Claudia, di Verdecardamomo ;)

Leggerezza e felicità: un piatto di riso con i gamberi


Un'altra parola che può rendere felice mio figlio il grande, in tema di menù, è "gamberetto".
E quando pensate al gambero, non pensate solo a un bel piatto di gamberi saltati da sgusciare, ma anche ai gamberi d'acqua dolce in un torrente di bosco. Ci può passare ore con i piedi a mollo, un bastoncino, qualche sasso...  ne è estasiato, come peraltro è attratto da  qualsiasi animale o insetto che possa essere osservato, stuzzicato, catturato e liberato, quasi come nei giochi felini.
L'anno scorso, al mare passava pomeriggi interi appresso ad una risacca della spiaggia inseguendo granchi, che prendeva con le dita adottando una tecnica tutta sua, metteva nel secchiello ed infine liberava, a gruppi di quattro o cinque alla volta, non senza averli guardati fare le lotte, uno sopra l'altro in quella poca acqua.
Quando passiamo al banco del pesce, è d'obbligo una tappa davanto all'acquario degli astici e delle aragoste: minuti di pura venerazione, che si tramuta in tristezza al pensiero di come questi animali passano dalla vasca al piatto... ma non basta a fargli cambiare idea, quando vede i gamberi & co., in qualsiasi versione si illumina!
Quando poi gli dico che per la cena preparo il riso cinese, quello saltato con i gamberi, appunto... mi stende il tappeto rosso, prepara la tavola e si fa tutto tenero-tenero, mi raccomanda di farne tantissimo, 'ché lui ne prende due piatti. E, giusto per farvi capire a che livello siamo, li mangia SENZA SGUSCIARLI, inclusa la codina!!
Quindi, dato che insieme queste vongole veraci abbiamo preso anche delle polposissime mazzancolle, la cena di domenica è stata questo bellissimo piatto unico.
Peccato che al piccolo i gamberi non piacciano proprio, ma questo è un altro capitolo... ops, un altro figlio!


Riso saltato con gamberi
350 gr. riso Thai o Basmati
100 gr. prosciutto cotto a dadini
80 gr. piselli - mezzo cipollotto fresco
200 gr. gamberi o mazzancolle
1 uovo
sale, salsa di soya, olio di semi girasole

Mettere sul fuoco l'acqua salata per il riso, che andrà semplicemente bollito e servito bianco.
Mentre il riso cuoce, preparare gli altri ingredienti, cotti uno alla volta in un filo d'olio, usando sempre la stessa pentola.


Io uso un wok e tengo a fianco una ciotola dove, viavia che vengono pronti, li tengo da parte per saltare poi tutto insieme con il riso.
Quindi: il prosciutto va fatto a dadini e reso croccante; i piselli anche, insieme al cipollotto a rondelle e per soli pochi minuti dato che ci piacciono belli verdi. L'uovo va strapazzato e sfrizzolato con la forchetta.
Per ultimi i gamberi, dato che per quelli aggiungo un cucchiaio di salsa di soya ed una spruzzata di vino bianco (stavola avevo del saké). Con questo accorgimento viene un leggero brodo molto saporito, che va lasciato in pentola. Quando si scola il riso, lo si mette in pentola e si salta tutto a fuoco alto, aggiungendo anche le altre cose tenute da parte. Un filo d'olio nel piatto e -non ho dubbi-  leccherete le dita anche voi!

Con questa ricetta partecipo al contest di Coco Gianni o Cuoco Gianni "la cucina etnica"
nella categoria Piatti unici - Asia e Oceania

Veraci o.. vorace? Spaghetti alle vongole col pomodoro


Ecco, dopo aver lamentato qui e là in molti commenti che i miei figli sono molto molto selettivi con quel che c'è nel piatto, io non mi sarei mai aspettata che, la prima volta che si è trovato davanti un piatto di vongole e cozze, mio figlio il grande quasi impazziva a mangiarne tre alla volta!
Così ieri, mentre si faceva la spesa insieme, di fronte alle confezioni di vongole -in offerta al 50%, giusto per onorare il budget di cui parla Stefania- me ne porge due e con aria complice; una muta domanda sale come un fumetto sulla sua testa: "me le prepari?"
Ed ecco che oggi, giornata di lavoro, di scuola, di orari "stretti", ho voluto mostrare a me stessa che un piccolo spazio per un po' di felicità spicciola, dentro le nostre vite rutilanti, con volontà e amore si può anche trovare.
Le vongole erano in acqua salata, in fase di autopulizia già da ieri sera. Oggi siamo rincasati alle 13 e alle 13.30 i piatti erano in tavola: soli soletti ce li siamo gustati alla buona, questi spaghetti alle vongole, dita incluse!


 

Spaghetti alle vongole veraci col sugo al pomodoro

 
In una padella larga, olio buono e aglio intero, schiudere le vongole (chiuderre la padella col coperchio)
 
 
A parte, fare un semplice sugo di pomodoro e prezzemolo.. intanto che la pasta cuoce
 
 
 Scolare la pasta e saltarla nella pentola del sugo, compeltare poi con le vongole ed il loro sughetto, filtrato dalla sabbia
 
... e via in tavola, 'ché le mani sono pronte!
 Leccandosi le dita
 
 
 
 
 
 fino all'ultimo spaghetto
 
 
 con occhi sognanti...
 

Com'è semplice rendere felice un bambino!
 
Con questo post partecipo al contest del  "Il cucchiaino di Milù"

Un biscotto, per chi ha il dono di saper consolare

La farò breve, brevissima, il minimo indispensabile per ringraziarvi, amici virtuali, di avermi voluto dire una parola che sostenesse uno stato d'animo poco celestiale..
In ogni commento ricevuto c'è una parola per me importante, quindi ecco in cambio questa piccola dolcezza. Non ricordo ora dove li ho trovati, mi pare da un libro di Trish Deseine. Ho raddoppiato la dose ed approfittato per provare la farina di riso, che devo dire, si fa largo onorevolmente.
La ricetta è veloce, buona e perfetta per una tazza di thé, due chiacchiere tra amici. Proprio quel che serviva durante il nostro scambio.
Magari tra un po', quando mi riesco a con-centrare meglio, spiegherò quella particolare "teoria", che è in realtà una vera e propria legge universale, secondo cui dicevo che i figli sono lo specchio dei genitori.
La voglio associare ad una ricetta adatta ;)




Biscotti alle Farine di riso e mandorle

350 gr. farina 00 (io per 1/3 farina di riso)
200 gr. burro
150 gr. zucchero
100 gr. mandorle tritate finissime al mixer
1 uovo, alcune gocce di limone, 1 pizzico sale

Questi ingredienti li ho impastati velocemente al mixer, ovvero il bimby.
Il composto viene un po' grumoso, l'ho rimaneggiato sul piano di lavoro ricavandone una palla, che ho steso a circa 5 mm di spessore, tagliando in formine a piacere.
Cuocere in forno statico per 12 min. a 180°. Attenzione che non devono scurire troppo, vanno bene chiari.
© ESSENZA IN CUCINA

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